Educare i figli alla fede

Catechesi dei genitori

Educare i figli alla fede.

 Cesare-Mariani-Sacra-Famiglia

 

 

Perché educare i figli alla fede?

È un dovere, perché è un diritto del bambino. Nel bambino c’è una predisposizione innata, congenita, alla spiritualità. Dio è come già iscritto, stampato, nella profondità della sua psiche.  Così come c’è il bisogno di amare e di creare,  c’è il bisogno di spiritualità.  E, come un seme, ha bisogno di essere coltivato.

 

Come si fa?

La fede si passa e si trasmette. Non tanto con il dire  e con il fare.   Ma  ancor più con l’essere. Il bambino sente a livello inconscio se tu, genitore, hai Dio, nel tuo inconscio. Se tu lo ami nella profondità di te stesso. Dal tuo inconscio passa al suo inconscio.  Se invece Dio è  presente solo nella tua mente  e non  nel tuo  cuore,  allora non passa,  e lui  non lo sente più di tanto.  E  Dio sarà presente, anche in lui,  solo nella mente.

 

Ma come faccio a capire se è passato?

Basta vedere i risultati. Ecco,  per capire quello che per te conta,  per capire a che posto è Dio nella tua vita, metti a fuoco quello che ti appassiona di più.  Quello che ti fa brillare gli occhi, quello che ti fa uscire la gioia da tutti i pori, quello che ti emoziona e ti sconvolge, ti prende, ti porta. Ecco, se tuo figlio vede che quando vai alla partita della squadra del cuore, ti prepari prima del tempo, ne parli con gli occhi pieni, canti, gridi, esulti, danzi per la gioia e ti arrabbi se qualcuno ne parla male, allora capisce che quella cosa  conta tantissimo ed è  al primo posto. Se poi vede che quando vai a messa, non sei attento, non vedi l’ora che finisce, parli di altro e il tuo viso non esprime  emozione  e  gioia,  allora capisce che Dio e la messa non sono importanti e anche lui le metterà al 20º posto, dopo la cioccolata e dopo il pallone.

 

Come faccio allora?

Se vuoi vivere Dio, vivere in profondità, lo devi conoscere, lo devi sperimentare in una comunità, in un cammino di fede. Ecco allora la catechesi dei genitori, un gruppo che,  insieme al sacerdote e un  consacrato, cerca Dio,  con il Vangelo. Con il metodo del catechismo degli adulti.  ( vedi art.: La catechesi degli adulti).  Per educare prima di tutto se stessi alla vita buona del Vangelo, e poi farlo anche con i propri figli.  Un gruppo di genitori dei bambini di tutte le età. Quindi una formazione dei genitori dalla nascita all’adolescenza. Per evitare che siano seguiti solo i genitori della comunione e della cresima.

 

Ma non ci pensano i catechisti?

I genitori sono i primi catechisti. Loro sono vicini a Dio per il bambino. Sono il riferimento, la radice, la base per un bambino. Se non lo passano loro, gli altri ci mettono solo una toppa, attaccano solo qualcosa, che alla prima occasione si stacca subito.  I catechisti riescono a insegnare ai bambini, se i genitori lo hanno fatto prima loro, se il genitore veramente sostiene il loro lavoro. Se il genitore è principalmente preoccupato del sacramento come festa, se lo vive come un dovere, una regola,  un uso, un consumo, un evento sociale, allora sarà così anche per il bambino. Sarà concentrato sulla festa, sui regali, sulle amicizie.  Subirà la catechista, così come la subisce il genitore. Obbedirà alla catechista, così come ubbidisce il genitore. Quel sacramento sarà sempre una festa e finirà quando è finita la festa, quando le luci si sono spente e regali sono stati  ricevuti. Dio non entra, Dio non passa, Dio non resta, Dio non basta.

 

Come la insegno?

Prima bisogna spiegargli  chi è Dio.   E’ Quello che è venuto prima di tutti, e di tutto.  Quello che ha fatto tutto.  Anche il suo papà è la sua mamma.  È il Papà dei papà e delle mamme.  È il Papà del cielo e della terra.  È il Papà di tutte le cose. Per questo bisogna pregare.

 

Pregare che significa?

Significa parlare con Dio, il Papà di tutto.  Lui ci vuole bene, ci ama, per questo ci ha fatti. Ci pensa sempre, e aspetta che anche noi lo pensiamo e gli parliamo. Pregare significa parlare con Dio, far parlare il nostro cuore con lui. Aprirgli il cuore, farlo entrare nel cuore. Parlare e poi ascoltare, come si fa con una persona che ci vuole bene. Lasciare un momento, uno spazio per lasciar rispondere Dio. Mettersi in ascolto significa lasciare aperto il cuore a qualcosa che noi non conosciamo non sappiamo, significa accogliere qualcosa di inaspettato, di divino.

  • Al mattino salutare Dio. Una piccola preghiera, il primo pensiero a Lui. Con il segno della croce e parole proprie, personali, una piccola frase, scelta dal bambino, con il bambino.
  • Alla sera,  raccontare a Dio la propria giornata. Come si fa con una persona cara. Dirgli i timori, la fatica, le pene, aprirgli il cuore. Ringraziando per la vita e per il suo amore. Chiedere perdono per qualche colpa. Fare parlare il  bambino con le sue parole. Anche se è molto piccolo, anche se ne  dice solo  poche. Le prime parole rivolte a Dio Padre, sono stupende.  Lasciamo che sia il bambino a sceglierle. Non impostiamo, imponiamo le nostre parole. Insegniamo ai bambini a parlare con il loro cuore, in modo vero, sincero, spontaneo. Perché il rapporto sia vero, fin dall’inizio.
  • A messa.   Spiegare ai bambini  prima di entrare, chi c’è in chiesa. È il Papà del cielo e della terra che lo aspetta. Che lo vuole incontrare. Che gli vuole parlare. E lui va lì per ascoltarlo.  Insegnargli a rispettare Dio, a stare fermo, attento, composto il più possibile. Così come facciamo quando andiamo in una riunione importantissima, in cui non si può fare quello che si vuole, non si può giocare, non si può correre, non si può gridare. Diamogli lo spazio del banco, con degli oggetti di tipo religioso. Non giochi, sennò pensa che quella cosa non lo riguarda, non c’entra con la sua vita, è  un gioco e così rimarrà sempre impresso in lui. Dobbiamo essere autorevoli perché quello è un incontro importantissimo, centrale per noi e per lui.

 

Fondamentali sono i segnali, i simboli, gli oggetti concreti, le immagini concrete per i bambini.  Oggetti concreti sono il segno di quello che conta.

 

  • Nella casa.  È fondamentale avere al centro della casa, cucina o sala, un piccolo leggio con un libro della  Bibbia sempre aperto.  Se le persone lo considerano, si avvicinano, lo guardano, lo cercano, lo aprono, significa che è importante. Significa che fa parte della famiglia  e verrà amato come la famiglia. La rappresenterà.
  • Nella sua camera. Un piccolo altarino sul suo comodino, vicino a  lui. Con oggetti scelti da lui: esempio: Gesù bambino  e/o  una madonna,  un crocifisso, Gesù risorto,  il Padre, lo Spirito Santo o un santo o un angelo custode.  Da piccolo lo farà la mamma e il papà, poi sarà lui che  organizza, lo sistema. Rappresenta quello che conta, quello che lo sostiene, quello che lo protegge. Si sente guardato, amato, considerato, accompagnato, non si sente solo.
  • Un vangelo per lui. Anche se è piccolo. È la parola di Dio. È quello che il Figlio di Dio, Gesù, dice anche a lui. Un vangelo illustrato se è molto piccolo. Ogni volta sceglierlo con lui. Per lui solo.
  • Libri e immagini dei santi.  Racconti illustrati della vita dei santi. I santi sono un modello importante concreto. Leggere la storia della loro vita. La loro vita è piena di Dio. E Dio passa.
  • Un rosario per lui.  Per lui solo. Anche se è piccolo. Dirgli che quello  è la corona della  Mamma delle mamme.
  • Recitare il rosario  con tutta la famiglia, una volta alla settimana, quando possibile.
  • Andare a trovare Gesù in chiesa, fare una visita eucaristica.
  • Dargli l’esempio nell’aprirsi agli altri. Aiutare gli altri concretamente. Insegnare anche a lui a guardare, ad aiutare chi ha bisogno, sostenerlo in questo. Perché Dio è anche nel fratello che soffre. Prendersi cura di chi soffre, significa prendersi cura di Gesù. E Gesù si prenderà cura di lui.

 

 

 

 

 

 

 

In gravidanza.

In gravidanza

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Il bambino è nell’inconscio, quindi sente tutto ciò che passa dall’inconscio dei genitori, dalla loro pancia fisica e psichica.

  • Sente  se lo pensano, se lo amano.
  • Sente se è vissuto come dono del padre del cielo e come tale accolto.
  • Sente se è messo sotto la protezione del Padre e della Madonna, la Madre delle madri.
  • Sente se la madre ha accolto in sé Dio,  e glielo passa.
  • Sente i suoni, quindi può sentire anche le musiche di lode a Dio, il canto della sua mamma a Dio.
  • Sente se il dolore, la fatica, la paura è messa nelle mani di Dio,  e sente la consolazione che ne deriva e la grazia.

 

 

 

 

 

 

 

Neonato. 0 – 1 anno

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Il bambino è ancora nell’inconscio. La sua mente vive ancora nella pancia della madre, fino alla fine del primo anno di vita.

  • Sente l’effetto dello Spirito Santo, che, attraverso il battesimo, lo salva, lo santifica e lo consacra e lo fa diventare  figlio di Dio. Partecipa da subito al Regno di Dio, e diventa un piccolo angelo al suo cospetto.
  • Sente se è affidato a Dio. Se  è presentato a Dio. Se è riconosciuto come figlio di Dio. Come Gesù, quando i genitori lo hanno portato al Tempio e consacrato a Dio.
  • Sente se nel suo rapporto intimo, totale, primario, originario con la madre è presente Dio, che santifica  il rapporto di donazione.
  • Sente se è proprietà esclusiva della mente della madre e del padre, o è il figlio di Dio e affidato alle loro cure e alla loro custodia, come Gesù.
  • Partecipa alla preghiera che la madre fa, al suo posto, a Dio padre.
  • Percepisce le luci, i suoni, il tono della voce, gli odori, i profumi, l’emozione della madre quando prega vicino a lui o in Chiesa.

 

 

 

 

 

 

Bambino 2 – 5 anni.

Bambino  2 -5

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 l‘Io si è formato e il bambino comincia ad apprendere. È fondamentale parlargli di Dio per farglielo conoscere da subito, perché è il Padre originario che lo ha creato.  Il bambino comprende  ciò che è in relazione alle sue esperienze concrete e affettive. Ciò che è simile al suo mondo. 

  • Dio è il Papà di tutti.  Il Papà Grande. Quello che ha fatto il tuo papà e la tua mamma. Quello che ha fatto te. Quello che ha fatto tutto il mondo. Quello con le braccia aperte come il mondo.
  • Il Papà che ti vuole un bene grande come tutto il mondo, come il cielo e le stelle.  Che ti pensa sempre. Non ti lascia mai. Sta sempre vicino a te e ascolta tutto quello che dici. Ti protegge e ti aiuta.
  • La  Madonna è la Mamma delle mamme. Abbraccia tutte le mamme e i loro bambini.

 

Per i bambini contano le cose concrete.

  • L’immagine riesce ad arrivare all’inconscio in modo diretto, immediato ed efficace. Quindi quello che si dice viene più facilmente appreso se è presentato con un disegno, o un’immagine colorata, chiara e significativa che collega, spiega e racconta. Dio Padre = Papà grande  che abbraccia tutto il mondo  con dentro le foto dei suoi genitori, dei suoi fratelli, dei suoi nonni e delle persone e delle cose a lui più care, da mettere in un cartellone attaccato al muro della sua camera. L’immagine della Madonna che abbraccia la sua mamma con lui in braccio e anche altre mamme. Immagini prese dai giornali, dai libri, da Internet, colorate, animate. Anche video o cartoni con contenuti religiosi.
  • Album.  Si possono fare anche degli album  dove attaccare le immagini mano  a mano che vengono  capite.
  • Oggetti. Gli oggetti ancora di più sono importanti, perché rappresentano i simboli. Possiamo scegliere insieme a lui un bambino Gesù.  Un bambino Gesù, piccolo come lui, debole come lui, fragile come lui, impaurito e infreddolito come lui. Un Gesù bambino anche fluorescente, che si vede nel buio. Un bambino Gesù vicino al suo letto che lo protegge sempre. Un Dio Padre con le braccia aperte. Un angioletto con la luce. Una Madonna che abbraccia il suo bambino.
  • Relazione.  Come si relaziona  a suo modo con gli altri, così  è  capace di farlo anche con Dio. Se gli si insegna a pregare, a parlare con Dio, può raccontargli le sue cose, le sue paure, le sue difficoltà, a modo suo, con le sue parole, con il suo cuore, perché Dio lo sta aspettando e lo sta ascoltando e lo sta amando. Allora può capire a che serve andare in Chiesa, a che serve stare attento, perché non si può giocare o correre.

 

 

 

 

 

 

Fanciullo 6 – 10 anni.

Fanciullo   6 – 10

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E’  l’età della conoscenza, quindi è pronto a conoscere Dio, anche con il suo Io e la sua ragione. È l’età del catechismo della comunione. Ma se i genitori non hanno cominciato prima,  se non partecipano, se non vivono Dio, allora quello che impara sarà solo un apprendimento appiccicato, superficiale, estraneo. Sarà un apprendere perché gli è stato imposto, perché lo fanno gli altri, perché lo vogliono gli altri. Diventerà un impegno come la scuola, con l’attenzione rivolta ai compagni.

 

  • La fede dei genitori  Conosce Dio se i genitori ci credono veramente. Dio passa attraverso i genitori. La fede si trasmette non solo con le parole o con i fatti, ma principalmente dall’inconscio all’inconscio. Gli incontri con i genitori    nel  catechismo  potrebbero essere  una occasione per riscoprire la propria fede. Con un metodo di gruppo, dove ci si confronta, ci si aiuta, ci si sostiene e si cresce insieme, dove si possono fare le domande e cercare insieme le risposte, con la guida di Gesù nel Vangelo.

 

  • Credere insieme.   È l’età dell’amicizia. L’amicizia non solo istintiva, ma anche carica di scopo, di significato, di progetto comune. Quindi amicizia che aiuta a crescere. Formare gruppi di amici, in cui si pensa, si discute, si parla, ci si confronta, su alcuni temi di tipo religioso. In cui si rivalutano i cosa, il come, il quando e il perché. In cui si impara a vivere la fede come scambio, come ricerca, come cammino insieme, come comunità.

 

  • I talenti.  È l’età della scoperta di sè. Conoscersi, nel portare fuori quello che c’è dentro. Portare fuori le capacità, le doti, i doni che Dio gli ha dato e sperimentarli.

 

  • Disegno spontaneo.   Far disegnare i bambini, facendo colorar immagine religiose che altri hanno pensato, voluto, non li aiuta. Le fa diventare passivi esecutori. Molto meglio invece fargli disegnare direttamente quello che hanno capito. Sarà il loro cuore che parla, sarà la loro mente che ricorda e organizza ed elabora.  Sarà la loro anima che loda Dio in modo personale, originale, unico e irripetibile.

 

  • Cartelloni di gruppo.  Immagini da disegnare, ma anche da costruire in gruppo. Cartelloni di gruppo, fatti in parte con disegni, in parte con una collage di immagini trovate nei sussidi, nei giornali, in internet. Cartellone che rappresentano una verità fondamentale della loro fede e che, rappresentata in questo modo, può rimanere impressa per sempre.

 

  • L’album della fede.   Inventare insieme al suo gruppo  album  figurati per ogni argomento religioso. Dove le immagini sono disegnate  in successione temporale e logica tra di loro. Dove si possa capire il collegamento e la conseguenza logica tra di loro. Immagini che raccontano la storia della salvezza.  Una volta elaborati, possono essere usati per i bambini più piccoli. Così si sentono utili e importanti e protagonisti del loro catechismo e testimoni di Cristo.

 

  • Raccontare la fede.  Più disegni ( fatti da loro è meglio, oppure presi da un sussidio)  che raccontano una parabola o un episodio della vita di Gesù o una verità di  fede. Ritagliarli per dividere le sequenze e avere così  5 figure di una  parabola. Applicare i disegni su un piccolo cartoncino, grande come una figurina.  Mescolare le immagini di una parabola  e rimettere in sequenza in modo ordinato. Mescolare i disegni di dieci parabole e ricomporle  tutte e dieci  in modo ordinato.  Riconoscere la parabola  partendo da una sola figura.  Ricordare la figura precedente e poi quella successiva. Questo permette di assimilare in modo sicuro ed efficace la  conseguenza logica dei fatti, il senso e il ricordo. Permette anche di verificare se il contenuto è stato effettivamente assimilato. Si pensi alla via crucis  che è impressa in modo indelebile dalle immagini che segnano i passaggi della passione.

 

  • Costruire  la fede.   Conoscere se stessi anche attraverso il creare oggetti. Plasmare con das o pongo o argilla, oggetti di tipo religioso aiuta non solo la mente ad elaborare e ad assimilare meglio, ma aiuta anche il corpo e lo spirito ad  entrare in contatto profondo e diretto con il simbolo di quell’oggetto. Non importa se non sarà bello, di sicuro ha funzionato e non sarà mai dimenticato da quel bambino.

 

  • Le foto  della fede.   Creare delle immagini,  attraverso le foto.  Fare foto del quotidiano, della vita vissuta, che  esprimono o fanno pensare ai temi religiosi, ( povertà, solidarietà, umiltà, perdono, amicizia, donazione, servizio, Dio, eternità, salvezza, morte e resurrezione, eternità, infinito, regno di Dio). 

 

  • I video della fede.   Fare dei video con le foto unite, con delle frasi inventate da loro.  Un filmato con titoli e sottotitoli. . Presentare il video agli altri gruppi. Discutere insieme sui contenuti,  pensare insieme, valutare insieme, sentire insieme, aiuta a comprendere meglio. Aiuta a vivere il contenuto e la fede. Aiuta a sentirsi protagonisti attivi della fede.

 

  • I film della fede.  I ragazzi cercano modelli di vita a cui riferirsi, per capire il mondo. Trovare e guardare insieme film sulla fede. Sulla vita di Gesù, sul Vangelo, sugli apostoli. Sui santi. Poi discuterli insieme. Capirli, pensarli, sentirli.

 

  • Le mie preghiere Inventare delle preghiere personalizzate da scrivere su un quaderno. Ogni pagina una preghiera. Preghiere come colloquio tra due persone. Tra il fanciullo e Dio. Come  espressione del cuore verso Dio. Come  apertura dell’anima a Dio.  Quaderno privato, segreto. Da condividere solo su sua richiesta esplicita. 

 

 

 

Ragazzo 11- 17 anni

 Ragazzo  11 – 17

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L’adolescenza è l’età della nascita di se stessi. Di quando il proprio sé  si differenzia e si stacca da quello dei genitori, per incamminarsi verso la propria strada, il proprio destino.  È l’età in cui si crea e si costruisce la propria nuova vita.

La creatività è l’elemento principale che lo aiuta a crescere e a capire. Si può  chiedere al ragazzo, nel catechismo per la cresima o in famiglia, di rappresentare una verità di fede o un concetto che ha appreso con :

 

  • Un  collage, originale,  fatto di immagini,  con la carta, cartone, plastica, legno.

 

  • La pittura   attraverso pennelli o gessetti ad olio. E’  molto indicata per esprimere la sensazione che un  vissuto di fede o un evento, ha creato nell’animo.

 

  • La scultura  con il das o  l’argilla.  Permette anche di poter entrare in una relazione viva e vera, con il vissuto che è stato rappresentato.

 

  • La musica.  Una canzone sua, personale,  ispirata dal vissuto emotivo nella relazione con Dio o da una esperienza di fede.

 

  • Il diario della fede.  Il ragazzo può scrivere  tutti i giorni in un diario, quello che vive in relazione a Dio, quello che ha capito, quello che sente, quello che soffre, quello che chiede. E quello che sperimenta di Dio. Può riempirlo di disegni e di immagini simboliche.

 

  • La poesia.   Può inventare una poesia semplice, piccola, personale. Una poesia che è una invocazione, una tensione, un dialogo con Dio che diventa preghiera.

 

Nell’adolescenza il riferimento di base è il gruppo. La creatività espressa attraverso il gruppo, permette anche il confronto, lo scambio, la comunicazione di idee, di sentimenti, di esperienze.

Il gruppo dei ragazzi   insieme e  in sintonia può  creare:

 

  • Musica.  Può  inventare  una  canzone nuova e una musica nuova, che esprime  le emozioni che si provano davanti a Dio e in un’esperienza di divina.

 

  • Inno.   Può inventare un inno di lode  che si adatta  nelle parole e nella tonalità alla delicatezza di un rapporto di amore con Dio, o  a esperienze vissute.

 

  • Danza.    Può inventare una danza nuova che esprime attraverso il corpo, il conflitto del vivere, la ricerca della fede, la conquista, l’incontro con Dio e la lode a Dio.

 

  • Foto.  Può  fare delle foto che simboleggiano i temi trattati o una verità di fede o un passo del vangelo o la reazione di un personaggio del  Vangelo o un sentimento, o un vissuto di fede. Immagini che possono essere elaborate al computer e diventare personalizzate e significative.

 

  • Video.  Può creare dei video con le  foto o le immagini con i titoli o i sottotitoli. Oppure un video preso dalla vita  concreta che esprime sentimenti, ( dolore, fatica, sofferenza, povertà, umiliazione, ingiustizia, )  e la risposta  secondo Gesù e il Vangelo.

 

  • Interviste.  Può fare delle registrazioni audio o video di interviste ai propri coetanei sui problemi dei giovani, su come li risolvono,  su cosa pensano di Dio e  come lo  vivono.

 

  • Cineforum.   Può organizzare un cineforum, da proporre agli altri gruppi. Un film che rappresenta delle tematiche  di vita da vedere insieme. Poi si discute insieme, si pensa insieme, si vive insieme. Ci si interroga sul chi, dove, quando, come, e perchè. Si  individua il protagonista. Si vede l’argomento trattato, dal punto di vista dei diversi personaggi. Si  guarda da angolazioni diverse. Si mettono a fuoco le emozioni che ha suscitato. Si vivono le emozioni che ha suscitato. Si condividono le emozioni che ha suscitato. 

 

I gruppi insieme uniti possono inventare uno spettacolo che parla i giovani della loro età. Possono comunicare qualunque tematica o evento religioso, o esperienza mistica o di fede,  rapportato al quotidiano o alla vita dei giovani. Attraverso i loro strumenti, le loro modalità.

 

  • Contenuto originale.  Possono scrivere  un copione nuovo, originale. Più che cercare copioni già scritti da altri, sarebbe meglio che vengano inventati da loro. Sono più vivi e più veri. Fare la regia. Dipingere le scene. Inventare le scene e i colori con proiezioni digitali su schermi grandi.  Mai pensare che non ne sono capaci. I ragazzi hanno risorse incredibili. Bisogna crederci e chiedere e insistere. Alla fine ci si troverà davanti a sorprese inaspettate, a gemme nuove, a  fiori sconosciuti.

 

  • Poesie.  Possono recitare poesie  antiche e nuove  sull’esperienza di Dio e dei fratelli, sui valori dimenticati: umiltà, generosità, sacrificio, eroismo, donazione, martirio, servizio, castità, tenerezza.

 

  • Racconti e recite.  Possono recitare degli episodi del Vangelo rapportati alla vita moderna, immersi nella vita moderna, capaci di dare risposte alla vita moderna. Capaci di dare risposte al cuore dei giovani. Possono recitare le vite dei santi. Oppure esperienze eroiche di giovani come loro.

 

  • Gospel.  Possono inventare  gospel  nuovi,  in italiano, che esprimono in modo nuovo tutto lo struggente desiderio di Dio e tutta la fatica e il dolore della vita e tutta la gioia per la salvezza e la resurrezione. E cantarli in coro.

 

  • Rap da cantare e ballare.  Possono inventare rap da cantare insieme  e da ballare insieme,   mettendo nelle parole il messaggio ai loro fratelli giovani, agli adulti, al mondo. Possono dire la loro,  dandogli lo sprint, dandogli la carica, dandogli l’anima.

 

  • Danzare insieme.  Possono inventare una danza  collettiva,  dove i loro corpi possono esprimere le emozioni e le sensazioni  provate da loro o dai santi  nella fede. Le emozioni o le sensazioni di un passo della vita di Gesù, di un personaggio del Vangelo.  Possono rappresentare la lode del creato verso il loro Creatore. Possono simboleggiare la lode  e  la gloria al loro Dio.

 

 

Lo spettacolo può essere rivolto ai loro amici giovani del quartiere o della città. Rivolto ai loro genitori per aiutarli a credere. A tutte le persone per testimoniare la loro fede e annunciare il Signore Gesù. 

 

 

 

 

 

 

 

La catechesi dei giovani

La catechesi dei giovani.

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I giovani  vanno considerati come adulti. Capaci di comprensione, scelta e responsabilità.  Quindi  la catechesi dei giovani può essere impostata come quella degli adulti,   con un sacerdote e un consacrato che li seguono. ( vedi: articolo:  La catechesi degli adulti ) . Con alcune variabili e aggiunte:

 

  • Il luogo.

Sarebbe meglio un posto specifico. Un locale adatto per loro, un posto dove potersi incontrare. Dove  potersi incontrare e parlare ancora, dove poter realizzare insieme delle attività creative, dove poter vivere insieme l’amicizia nel Signore, con il Signore. Quindi si può  fare  un piccolo angolo.  Un angolo di libri e di riviste di tipo spirituale. Un angolo con del materiale per dipingere, disegnare e suonare,  e  strumenti musicali.  Per favorire  l’incontro spontaneo, genuino, semplice, vero e lo scambio di emozioni e relazioni  vere.  Un posto dove poter appoggiare o attaccare sui muri i lavori che sono stati fatti e le foto del  gruppo.

 

  • Il gruppo.

La fede non è solo “io credo”, ma anche “noi crediamo”. Condivisione, cammino con i fratelli. Un cammino insieme con i fratelli. Per i giovani, il  gruppo è centrale, è fondamentale. E’ il posto dove si confrontano, si alleano, ricercano la propria identità. Sentono il gruppo e vivono il gruppo come un cuore solo e un’anima sola. Per questo è importante trattarlo come una persona sola. Aspettare che ci sia sempre un’unità, nel rispetto di tutti.  In Gesù. Come chiesa.

 

  • Il  linguaggio.  

È fondamentale adattare il nostro linguaggio al loro. Necessario prima imparare i nuovi termini. È una lingua completamente nuova per gli adulti. Anche i nuovi codici degli SMS o Internet. È fondamentale conoscere il loro modo di pensare, di sentire, di vivere, e l’unico modo è di farselo raccontare,  di impararlo da loro. Conoscere per entrare in una relazione vera, viva, concreta. Conoscere per capire, per accettare, per accogliere. È importante conoscere, ma mai diventare come loro.  Se si diventa uguali a  loro, si viene assimilati, identificati con il gruppo e salta  la relazione vera con loro.

 

Lodare con arte.

Ogni Vangelo vissuto insieme, approfondito, può diventare vita, nei giovani in modo più forte e intenso, se passa attraverso l’arte. L’elemento creativo è l’aspetto più caratteristico di questa età ed è anche l’elemento più vitale. Il Vangelo attraverso la creatività, si imprime in modo più profondo nella loro vita. Diventa il motore della loro crescita, spirituale e psicologica.

 

Il brano del Vangelo, vissuto insieme, può essere poi rappresentato con:

  • Il disegno, la pittura, la scultura.

Un cartellone, un disegno, un dipinto unico, oppure più disegni in sequenza. Rappresentando con i colori e forme nuove e originali, l’essenza, il senso, il messaggio e l’emozione di quella parte di Vangelo.  

Esempio:

  • l’incontro di Gesù con un personaggio
  • dalla parte di Gesù,  l’emozione che lui prova, quello che si sente per quel personaggio
  • dalla parte del personaggio, quello che risponde, come risponde e l’emozione che prova di fronte a Gesù
  • l’emozione che prova la persona che disegna, davanti a quell’incontro
  • l’emozione che ha trovato il gruppo davanti a quei due personaggi. Mettendo anche il gruppo nel disegno. Quindi mettendo in relazione nell’immagine, il gruppo con Gesù, facendo incontrare nell’immagine il gruppo con Gesù, con quel fatto, in quel fatto.

 

  • Il canto

Un canto  nuovo trovato, ma meglio ancora inventato dal gruppo.  Tipo gospel, che esprime la preghiera, la richiesta di quel personaggio e  di quello che rappresenta quel personaggio.

Esempio:

  • il cieco  che parla al Signore. Il cieco del cuore. Un cuore senza luce, senza colori, senza forme. Perso nel buio, perso nelle tenebre, avvolto nelle tenebre, dominato dalle tenebre. Il cieco del cuore parla a Gesù, gli apre il cuore, gli chiede di salvarlo, di liberarlo dal buio, di dargli la luce, la sua luce. Lo chiede per lui, per gli amici, per il mondo. E poi Gesù risponde. E si canta l’emozione dell’essere guarito e dell’essere salvato.
  • Il sordo.  Il cuore sordo, che non sente, che non vuole sentire. Ottuso, chiuso, assente, apatico, noncurante, indifferente. Il cuore che non vuole vibrare, non vuole risuonare, non vuole amare. 
  • il paralitico.  Il cuore bloccato,  irrigidito, imprigionato, incatenato, carcerato.
  • Il muto.  Il cuore che non parla, che non si apre al mondo. Chiuso in se stesso, ritirato, isolato, separato.
  • Il lebbroso.  Il cuore malato, spezzato, distrutto, rovinato, sfigurato.
  • Il fariseo.   Il cuore indurito, il cuore di pietra che non si fa scalfire, che non si fa toccare, che non si fa amare.
  • Lo scriba.  Il cuore condizionato, programmato, usato, impostato, plagiato, asservito.
  • Il cuore dominato dal potere, il cuore soffocato dalla superbia, il cuore fagocitato. Invidioso, geloso di Dio, che vuole eliminare Dio.
  • Il Cireneo.   Il cuore che condivide la croce di Gesù. Che porta la croce di Gesù, per salvare sé e il mondo.
  • La Veronica.  Il cuore che ha impresso in sé il volto di Dio. Ecc.

Un canto gospel, una musica o una poesia che rappresenta  il cuore davanti  a Gesù, la sua invocazione per essere guarito, il suo grido per essere guarito, la convinzione che solo lui lo può fare.

 

  • La danza.

Una danza che rappresenta quell’invocazione, quella preghiera, quella richiesta accorata. Quel tendere le mani, quello sguardo al cielo, quel correre verso, quell’implorare con, quell’immergersi in. Una danza,  una musica che esprime il ritmo pesante, oppressivo, disordinato, caotico, dispersivo, del dolore, del buio, della mancanza di Dio. E poi, dopo la risposta di Gesù, il tono e il ritmo che piano piano diventa sempre più armonico, sempre più ordinato, dolce,  pieno di senso, di significato, di pace. Fino ad arrivare a ritmi e suoni delicati, tenerissimi e a silenzi intensi e profondi. La danza può essere accompagnata anche da luci che esprimono questi passaggi.

 

  • Poesia

Poesie che fanno parlare il cuore a Dio. Che raccontano a Dio quello che sta succedendo nel cuore. Che parlano a Dio con quel personaggio, con  quelle parole. Che lodano Dio con le parole di quel personaggio. Poesie dove l’incontro di Gesù con quel personaggio è l’incontro di Gesù con il suo cuore. Dove l’incontro di Gesù con gli apostoli o con le folle è l’incontro di Gesù con il gruppo. E l’emozione che si prova. E la lode che sgorga dal cuore.

 

  • Musica nuova.

Una musica che da sola, esprime l’intensità e la profondità e la delicatezza di quell’incontro. Da parte di Gesù e da parte degli altri. Che esprime racconta con i toni, i ritmi e l’intensità, la storia di quell’incontro, l’evolversi di quell’incontro e la conclusione di quell’incontro. Suonare direttamente la musica, inventarla insieme, scoprirla insieme, con il gruppo e con lo Spirito Santo che la ispira. Con lo Spirito Santo che  la rivela, che la guida, che la indica, che la insegna. Imparare a farsi dirigere dallo Spirito Santo, come un maestro di orchestra, che dà il tempo, il ritmo e il battito tutta la musica e a tutti quelli che la suonano e a quelli che la ascoltano.

 

  • Uno spettacolo.

Riproporre in forma teatrale quel momento, quell’incontro, inserendo le musiche inventate, le poesie trovate, i tempi, i colori, le luci, le scene, le forme, sentite, vissute dal gruppo dei giovani.

 

 

L’annuncio dei giovani ai giovani.

 

Lo Spirito Santo è passato nei cuori, è entrato nei cuori, ha parlato di Dio, ha fatto vivere, sperimentare Dio. Ha riempito il cuore di Dio. Quando il cuore è  stato riempito di Dio, Dio stesso trabocca e si manifesta anche al di fuori. Passa da quel cuore un altro cuore. Annunciare Dio, significa far passare lo Spirito Santo che è stato ricevuto. Far parlare lui  con la nostra voce, far guardare lui con i nostri occhi, far amare lui con il nostro cuore, l’altro, il fratello, l’amico.

Annunciare con la propria vita gli altri amici, agli altri giovani della parrocchia. Annunciare anche con il loro linguaggio, con l’arte.  Annunciare e pregare  come Davide.  “Lodatelo con squilli di tromba, lodatelo con arpa e cetra; lodatelo con timpani e danze, lodatelo sulle corde e sui flauti”. (Salmo 150, 3-4) .   Con:

 

  • Mostre.  

Mostra dei disegni, dipinti, sculture, fatti dal gruppo, mettendo sempre in primo piano le parole di Vangelo che l’hanno ispirato.  Mostra delle poesie del gruppo. Recita delle poesie  rivolte a Dio  anche di autori famosi, di santi. Mostra delle foto, fatte dai ragazzi, che rappresentano le parti del Vangelo collegate con la vita di tutti giorni.

 

  • Proiezioni.  

Proiettare foto che rappresentano le meraviglie di Dio, che fanno pensare a Dio. Presentazioni in diapositive, di panorami e di argomenti e di contenuti profondi che fanno pensare a Dio. Filmati fatti dai ragazzi che rappresentano la vita comune dei giovani di quel paese, della gente di quel paese, correlata alla parte del Vangelo. Filmini che rappresentano aspetti positivi della vita, valori, scelte, azioni coraggiose. Che mettono in luce che fanno vedere, che parlano del bene che c’è, anche nella vita comune. Fatti di amicizia, di amore, di donazione, di coraggio, di servizio, di perdono.  Proiezioni di film che parlano di Dio. Che parlano dei giovani e della spiritualità. Film della vita dei santi come esempi concreti di vita piena di Dio.  Poi cineforum. Discutere insieme, parlare insieme di quell’argomento. Imparare a parlare dal vivo, con la gioia di guardarsi in volto, di confrontarsi, di scambiarsi le idee, i dubbi, le opinioni. Per crescere insieme anche con gli altri giovani della parrocchia o della città. Per passare a loro, per condividere con loro, il tesoro, la perla preziosa del Regno di Dio, che è stata trovata.

 

  • Teatro.  

Una rappresentazione teatrale di alcuni fatti o passi del Vangelo. Rappresentare l’incontro con Gesù, i sentimenti, le emozioni, le parole, i fatti,  anche interni, anche personali e anche del gruppo.

 

  • Musical.  

Musical con canti, musiche e danze che rappresentano l’incontro del cuore con Dio, che cantano l’incontro del cuore con Dio, che danzano la lode a Dio. Che esprimono con il corpo la tensione, il desiderio, il bisogno di Dio. Il dolore per la mancanza di Dio. La tenerezza e l’amore di Dio che viene incontro a salvare. La gioia per l’incontro e per la salvezza. Danzare la felicità per aver incontrato Dio. Danzare cantare e gridare a tutto il mondo l’Amore di Dio. Parlare con i canti e le danze a tutto il mondo, di Dio. Portare a tutto il mondo Dio. E portare il mondo a  Lui. Per salvarlo con Lui e  in Lui.

 

 

 

 

 

 

Catechesi degli adulti

Catechesi degli adulti.

   gli apostoli

 

Un gruppo.

Gesù si incontra in modo profondo e personale con ognuno, ma poi è necessario un cammino insieme. Ha voluto lui un gruppo di apostoli, di discepoli che camminavano insieme a lui. Un gruppo che si formava con lui, piano piano. Un gruppo che capiva, sentiva, sperimentava, guardava, pregava insieme a lui. Un gruppo che lo seguiva, lo ascoltava, imparava da lui. Un gruppo che aveva lui come modello, guida, riferimento, centro. Un gruppo che insieme a lui realizzava il progetto di Dio.  

Un gruppo che formava una nuova famiglia. Una famiglia non di sangue o di carne. Una famiglia unita nello spirito Santo. Una famiglia nuova, dove tutti sono fratelli, dove tutti sono figli del Padre nei cieli.

Gesù ha fatto queste cose, ci ha insegnato cosa fare e come fare, perché le facessimo anche noi. La catechesi è quindi un cammino insieme. E’ un percorso in cui si cerca di capire, ma ancor più di sentire e di vivere, in cui si sperimenta  il Signore. Insieme. Perché il Signore è presente quando due o più si riuniscono nel suo nome.

 

Un luogo.

Si propone un’esperienza, chi vuole, la fa. Si annuncia una occasione nuova, un luogo nuovo, un posto, scelto, voluto, deciso dalla parrocchia, nella parrocchia,   della parrocchia. Un fare Chiesa, un essere Chiesa, insieme. Senza sigle, senza stemmi, senza appartenenze a movimenti specifici.  Un luogo dove va  chi vuole capire di più, chi vuole incontrarsi, parlarsi, condividere la fatica di tutti giorni alla luce del Vangelo. Chi vuole cercare, ritrovare la propria fede, perduta, dimenticata, venduta, plagiata, fagocitata dal mondo. Chi vuole vivere la vita buona del Vangelo.

 

Un centro.

Un gruppo anche di poche persone. In una stanza tranquilla, protetta, accogliente,  tutti seduti su delle sedie disposte in circolo.   Perché siamo tutti uguali. Tutti insieme in un circolo completo,  siamo sullo stesso livello, e uniti l’uno all’altro. Simbolicamente non ci sono parti spezzate, divise, isolate, relegate, separate. Tutti facciamo un tutto unico, unito, intero. Tutti insieme anche il sacerdote e il consacrato, fanno parte del gruppo che cammina. Tutti camminiamo insieme a Gesù, tutti abbiamo bisogno di fare un percorso insieme, tutti abbiamo bisogno di camminare insieme sulla strada di Gesù, con Gesù, guidati da Gesù. Un cerchio quindi, senza tavoli, solo con le sedie. Perché non ci devono stare ostacoli,  muri, paraventi. L’uno di fronte all’altro.

Un cerchio perché al centro c’è la cosa più importante, quello che  unisce: il Signore. C’è Dio, la SS. Trinità. C’è  il Padre che ci ama, c’è Gesù che ci guida,  e lo Spirito Santo che ci illumina, che ci spiega, che ci  rivela. La Santissima Trinità al centro, prima di tutto, nonostante tutto, sopra a tutto.

 

Come Gesù.

Come Gesù, anche tutti noi che facciamo parte del gruppo, dobbiamo scendere. Scendere dall’alto della nostra presunzione. Scendere dall’idea di capire tutto, di sapere tutto, di non avere da imparare nulla. Scendere dall’alto della nostra cattedra. E come Gesù dobbiamo entrare nella piccolezza, nella povertà, nella semplicità, nell’umiltà. Perché lui è lì,  e solo lì lo troviamo,  solo così lo annunciamo.

Non andiamo nel gruppo con il nostro programma, con la nostra bella lezione, con le nostre belle parole pronte, copiate, impostate da altri, pensate da altri. Non preoccupiamoci di dire il meglio, il tutto, il perfetto, il preciso. Non concentriamoci sulla nostra prestazione, non ricerchiamo la nostra esibizione.

Come Gesù passava per le strade nella vita concreta delle persone, anche noi dobbiamo portarlo di nuovo sulle strade, nella vita delle persone. È alle persone che dobbiamo guardare. Loro sono il nostro libro, la nostra lezione, il nostro programma. La loro vita concreta, la loro strada, la loro fatica,  il loro dolore.  Dobbiamo  passare su quella strada, percorrerla, con Gesù, con umiltà, con semplicità, con verità.

 

Modalità   che il gruppo può scegliere di volta in volta, o una dopo l’altra  o  in modo sistematico:

 

  1. Dalla vita al Vangelo.
  2. Dal Vangelo alla vita.
  3. Contenuti della fede.

 

 

 

 

 

 

Dalla vita al Vangelo

Dalla vita al Vangelo.

 

Partiamo dalla vita di tutti giorni e cerchiamo la risposta in Dio e nel Vangelo. 

 

Gesù guarda.

Come Gesù, guardiamo l’altro. Ascoltiamo l’altro prima di tutto. Non dopo, non alla fine, non solo per le domande. Ascoltiamolo dall’inizio. Apriamo il nostro cuore veramente all’altro, come farebbe Gesù. Per accoglierlo, per prenderne parte, per partecipare della vita dell’altro. Non è un estraneo. È un fratello, fa parte della nostra nuova famiglia, della famiglia di Dio.

Guardare significa prendere coscienza, vedere, mettere a fuoco che cosa ci succede,  cosa ci manca. Come il cieco di Gerico,  a cui manca la luce,  che si sente isolato, abbandonato, mendicante.

Si chiede quindi:  Che cosa hai? Che cosa succede? Cosa ti acceca? Cosa ti leva la luce? Cosa ti ha fatto diventare cieco il cuore? Cosa hai sentito, che ti ha fatto diventare sordo il cuore? Che cosa ti ha paralizzato, impedito, bloccato, chiuso, imprigionato?  Cosa ti ha inaridito il cuore, seccato il cuore, impietrito  il cuore?

 

  • Ognuno può parlare,  solo se vuole. Può parlare della propria ferita, della propria fatica, di quello che chiude il cuore.       
  • Oppure si può parlare di una difficoltà comune. Di un fatto accaduto, che ha disorientato. Di fatti che mettono in crisi la coscienza. Di ciò che mette in crisi la vita di tutti giorni e il modo di viverla.  Di  aspetti concreti difficili da vivere,  difficili da capire, difficili da gestire.

 

Dopo,  il gruppo sceglie  l’argomento  o  il fatto  che ha più colpito,  più intenso o più urgente. Su quell’argomento si apre una discussione comune. Ci si confronta. Ci si scambia il cuore, ci si scalda il cuore. Si scambiano le parole, le emozioni. Si rimane, si vive la propria precarietà,  la propria debolezza, la propria limitatezza. Perché nella povertà, nella umiltà, nella semplicità, nella piccolezza, entra Gesù. È  ai piccoli che il Padre rivela le cose di Dio.

Bisogna ascoltarsi, perché ogni storia, ogni fatto, ogni persona assomiglia a  una parte di noi. Ascoltare l’altro significa ascoltare parti di noi.  Conoscere l’altro significa conoscere parti di noi.  Rispettare e accettare l’altro significa, rispettare e accettare parti di noi.  Nessuno deve dare  giudizi, o condanne,  o  risposte morali. Perché la risposta deve venire da Gesù, dal Vangelo. Deve nascere, crescere dentro la persona, dentro il gruppo che sta riflettendo. Un po’ come gli apostoli quando parlavano tra di loro e poi arrivava Gesù.

 

Gesù parla.

 Si  leggono le letture e il Vangelo della domenica successiva e  si ascolta quello che il Signore dice. A volte, in modo inaspettato,  imprevisto, il Signore da la risposta giusta a quell’argomento,  la risposta vera, che aiuta a capire il senso, il perché, la strada da percorrere.   Con l’aiuto del sacerdote e del consacrato, si possono trovare le parti del Vangelo che riguardano quell’argomento, e si leggono insieme. Si cerca di capire in che contesto sono poste, a cosa si collegano, cosa significano, cosa indicano. Si cerca di avere la prospettiva di Dio. La parola di Dio su quell’argomento. Perché è quella che conta più di tutto.  La presenza del sacerdote del consacrato, servono a guidare, a garantire  l’interpretazione  giusta del Vangelo   per la vita.

Poi su questa parola si continua la discussione. Alla luce di questa nuova ottica, di questa nuova impostazione, si rivede tutto quello che è stato detto. Si ripensa  alle emozioni e si rivivono in modo nuovo. Si cerca quindi di dare insieme una risposta alla luce di Gesù.  Alla luce della parola di Dio attraverso la parola di Dio, nella parola di Dio, con la parola di Dio.  In  Dio.

Si uscirà dal gruppo come persone nuove, persone unite, persone rigenerate. La propria fatica, e  proprio dolore, non sarà più come prima, sarà cambiato. Non solo perché condiviso, ma perché è stato toccato dal Signore.

Quando si torna  a casa,  si può  continuare a sentire e  a vivere quella domanda, quell’esperienza, quel dolore. Sentirlo, significa accoglierlo, contenerlo, abbracciarlo con il proprio cuore. A casa  si possono andare a cercare altre parti del Vangelo che riguardano quell’argomento, con gli amici o in internet.  Oppure  leggere il Vangelo del giorno.  Si può andare davanti all’Eucarestia a portare quel dolore, a viverlo con Dio, in Dio.  Si può  continuare a capire, sentire, approfondire per poi riportare nel gruppo l’esperienza fatta.

 

 

 

 

 

 

Dal vangelo alla vita

Dal Vangelo alla vita.

 

  Il Vangelo come scuola di vita,  il Vangelo per la vita.

 

La parola di Dio.

Si legge il Vangelo della domenica successiva e  anche le due letture che servono a presentarlo, a centrarlo, a coronarlo.  Si seguono  con dei foglietti per avere le parole davanti, per poterle tenere presenti.

 Si ascolta con gli orecchi e con la mente, ma ancor più con il cuore. Si apre il cuore e l’anima per far entrare la parola di Dio. Si apre il cuore l’anima per far entrare lo Spirito Santo che anima la parola, che la riempie di Dio, che la spiega, la illumina, la alimenta, la vivifica. Lo Spirito Santo che la adatta al nostro cuore, alla nostra storia, alla nostra situazione concreta. Ognuno di noi la ascolterà nella propria lingua del cuore.

 

Cosa fa.

Quindi il Vangelo all’inizio, al centro, ma ancor più Gesù al centro.  Come Persona, come Parola vivente di Dio. Gesù è il Maestro, ci insegna come vivere la nostra vita. Gesù è il metodo, ci dimostra con il suo esempio come vivere la nostra vita.

Nel Vangelo che leggiamo evidenziamo ogni volta quello che Gesù fa.

  • Gesù non si fa grande, potente, imperante. Gesù si fa piccolo, povero, umile.
  • Gesù non  ama  i soldi, non cerca i potenti. Gesù cerca e ama  i poveri, i semplici, gli umili, i malati.
  • Gesù non dipende dal mondo, non appartiene al mondo. Gesù appartiene a Dio, al Padre.
  • Gesù non giudica, non condanna, non odia. Gesù comprende, consola, perdona.
  • Gesù non ferisce, non uccide, non tradisce. Gesù è fedele,  è mite  e salva.
  • Gesù non fa quello che gli conviene, fa solo la volontà del Padre.

 Facciamolo anche noi, veramente e concretamente. Facciamolo con lui. Facciamolo in lui.

 

Come lo fa.

Nel Vangelo che leggiamo, Gesù in ogni fatto ci da un insegnamento profondo. Mettiamo in evidenza, quale. Tutto è un indizio, tutto è un segnale, cosa dice, come lo dice, cosa fa, come lo fa, quando lo fa, dove lo fa, perché lo fa.

Per esempio: nell’adultera. I farisei tirano le pietre, come il loro cuore. Hanno il dito puntato contro Dio e contro i fratelli. Gesù punta il dito per terra verso il basso, per indicare l’umiltà. Scrive per terra, scrive nel cuore della donna la nuova legge dell’amore. Nel tempio, perché è un fatto sacro. Nel silenzio, senza parole, perché è un momento forte e intenso che non si può dire. Si abbassa al livello dell’altra, scende, si china a livello dell’altra, per guardarla negli occhi. Gli parla, gli fa una domanda. Non sentenzia, chiede. Perché aspetta che l’altra si renda conto, prenda coscienza, aspetta che l’altra risponda. Aspetta che l’altra scelga.  Entra in un rapporto vero, unico, profondo. Non condanna ma ricuce, riunisce i pezzi del cuore. Perdona e risana l’anima. È venuto a salvare.

La modalità che Gesù usa è il metodo con cui entra in relazione anche con  noi, con cui può incontrarsi  anche con noi. Ce lo indica, ce lo propone, ce lo presenta, ce lo offre.

 

Per chi lo fa.

Nel Vangelo che leggiamo, non pensiamo che i fatti raccontati riguardano solo le persone del tempo, persone estranee a noi. Non pensiamo che non riguardino noi. Ogni personaggio di un fatto o di una parabola, può rappresentare una parte di noi. Ci siamo noi dentro. Ci riguarda in profondità.

Quando parla a loro, parla a parti di noi, quando incontra loro, incontra parti di noi. Parti di noi che assomigliano al livello del cuore e dell’anima  a quei personaggi.

Siamo noi il cieco che ha perso la luce, che vive nel buio, nelle tenebre, e mendica l’attenzione. Il sordo che non sente il richiamo di Dio. L’adultera che ha tradito il suo Dio, con altri dei. Il fariseo potente, superbo, ostinato, chiuso, con il cuore di pietra. Lo scriba che usa le regole e le leggi rigide per dominare gli altri. Il malato che ha bisogno di essere guarito. Il paralitico bloccato e irrigidito. Giuda che lo tradisce, il Cireneo che è chiamato portare la sua croce. Siamo noi che lo uccidiamo, lo eliminiamo, perché ci impedisce di essere noi gli unici e i soli dei.

Parti di noi dimenticate, ignorate, nascoste, segrete. Parti di noi mascherate, evitate, negate.

Nel Vangelo Gesù parla a noi. Quella parte del Vangelo ci riguarda in profondità. Lasciamo che Gesù entri a incontrare quelle parti di noi. Viviamo quell’incontro come il nostro, un incontro vero, vivo. Viviamolo fino in fondo.

 

Dalla parte di Gesù.

Nel Vangelo che leggiamo, mettiamoci dalla parte di Gesù. Facciamo attenzione al suo modo di fare, a come si pone davanti all’altro.

Lo sguardo, attento, profondo, sincero. L’ascolto, il silenzio, l’attesa, la domanda. Il rispetto, l’attenzione, la ricerca. Andare incontro, chiamare, accogliere, comprendere, consolare, amare.

Cominciamo a guardare la nostra vita con lo sguardo di Gesù. Cominciamo a guardare le nostre cose, con lo sguardo di Gesù, con l’ottica di Gesù, con la prospettiva di Gesù. Cominciamo a vivere la nostra vita con il suo cuore. Lui viene in noi nell’eucarestia e può viverla con noi e in noi.

Lasciamo  che avvenga in noi, quello che è avvenuto in quel Vangelo. Allora quel Vangelo diventa vita.

 

La pietra miliare.

Vediamo ogni Vangelo che ascoltiamo,  come una tappa dell’insegnamento di Gesù. Una tappa verso la realizzazione del progetto di salvezza del Padre. Disegniamo il progetto di salvezza nel suo complesso e segniamo le tappe.

Segniamo anche le tappe del nostro percorso e del nostro cammino e le pietre miliari del progetto di salvezza che il Padre ha realizzato in ognuno di noi. Facciamo memoria in uno scritto, in un diario, in un disegno.